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Legge elettorale e riforme condivise

Intervento dell'on. Ferdinando Adronato alla Camera dei Deputati il 13 ottobre 2005.

Signor Presidente, preliminarmente: onorevole Fassino, se lei è così sicuro di vincere e non ha paura del giudizio del popolo italiano, perché è così agitato? Perché è così preoccupato? Perché fa un discorso dai toni così catastrofici? Se lei è sicuro di vincere, questa legge elettorale, che farà vincere chi ha un voto di più, non la dovrebbe preoccupare. Invece lei, con il suo atteggiamento, dimostra di essere assai preoccupato.

Ho paura che la sua preoccupazione, onorevole Fassino, si inserisca nel circuito che in questi giorni avete instaurato nel paese. Ci avete ricoperti di accuse molto gravi, avete parlato di colpo di mano istituzionale, di lesioni alla democrazia e alla Costituzione.

Ma, mentre non vi è foto: l'on. Ferdinando Adornatoalcuna prova dimostrata di forzature da noi poste in essere, perché abbiamo seguito le regole della nostra Costituzione - se ancora vi vanno bene -, vorrei ricordare all'Assemblea e agli italiani che ci ascoltano che il combinato disposto di un radicale ostruzionismo, con tanto di goliardici striscioni da stadio, dell'uso della piazza contro il Parlamento e dell'incomprensibile ed immotivata campagna contro il Presidente della Camera, descrivono piuttosto voi come uno schieramento privo della cultura istituzionale necessaria a governare una grande democrazia come quella italiana!

Allora, lasciamo stare la Costituzione, che non è affatto offesa, e limitiamoci alle obiezioni politiche. La prima obiezione che avete mosso - lo ha ricordato poco fa l'onorevole Fassino - è che questo tipo di riforme dovrebbero essere condivise e non dovrebbero essere di parte. Ebbene, questa è un'obiezione giusta, la pensiamo così anche noi.

Vorrei comunque rivolgere a questa Assemblea una domanda che considero decisiva: oggi, in Italia, è possibile realizzare riforme condivise? Si potrebbero fare molti esempi, ma mi limiterò a quello relativo al sistema proporzionale.

Ma questa non è una legge di parte.

Dunque, le leggi di parte non devono essere approvate e queste riforme dovrebbero essere condivise. Ma questa è una legge di parte? Risparmio all'Assemblea le possibili citazioni, ma le dichiarazioni degli onorevoli Bertinotti, Cossutta, Boselli, De Mita, Castagnetti e Mastella sostengono il sistema proporzionale.

A giudicare da queste posizioni, questa non è una legge di parte, anzi è una riforma condivisa almeno dalla metà dell'opposizione. Allora, perché questa guerra? La verità è che a voi non è che non stia bene la proposta, non sta bene il proponente! Questo è il punto importante della vicenda!

Come è possibile realizzare riforme condivise con persone disposte a rinunciare alla propria idea.

La verità è che voi non potete siglare, pur condividendolo, alcun patto con noi perché paghereste un prezzo con aree del vostro schieramento che vi rimprovererebbero di collusione con il nemico. Infatti, in questi anni avete diffuso una cultura per la quale noi non siamo interlocutori o avversari, bensì nemici con i quali non si stipulano accordi.

Come disse l'onorevole D'Alema (e sto citando uno dei vostri): questo è l'unico Parlamento in cui non si possono stipulare accordi. Finché non abbandonerete questa cultura non saranno mai possibili riforme condivise per il semplicissimo motivo che ho appena detto.

Un'altra bugia che circola ampiamente sui giornali è quella per cui con questa legge si abbandona il sistema maggioritario e si torna al proporzionale. Non è vero! Semplicemente non è vero.

La Casa delle libertà è nata con il sistema maggioritario e non lo abbandonerà mai. Il sistema maggioritario rimane con il premio di maggioranza, a garantire la governabilità e l'alternanza. Non torniamo dunque indietro.

Gli italiani con il referendum volevano il sistema maggioritario - i referendum non sono stati fatti per il «Mattarellum» - per scegliere direttamente il Governo e il sistema maggioritario rimane esattamente per questo scopo. Quel che cambia è che la rappresentanza verrà scelta su base proporzionale.

Le democrazie possono reggersi su diversi tipi di legge elettorale che non dovrebbero provocare guerre di religione perché sono uno strumento per governare. Esistono il sistema uninominale maggioritario e il sistema proporzionale puro maggioritario; quindi, si può scegliere tra i due sistemi. Le mie opinioni in proposito sono note e le mie preferenze vanno al primo.

Tuttavia, quello che non sta in piedi e che davvero, onorevole Fassino, non esiste in alcuna parte del mondo, è questo mostro a due teste che assomma i difetti dei due sistemi: l'uninominale maggioritario ed insieme il proporzionale. Questo è quello che non va. Dite la verità: non a caso in questi anni nessuno, nemmeno voi, ha mai difeso questa legge. Tutti insieme - politici, politologi, opinionisti - l'hanno contestata e considerata responsabile - non noi della Casa delle libertà - di un sistema bipolare immaturo ed incompiuto che costringe ad alleanze e ad ammucchiate, in cui si devono votare persone che sono tutto e il contrario di tutto per l'elettore. Non devo ricordare all'onorevole Mattarella, firmatario di questa legge, che lui è eletto nel Trentino e non in Sicilia! E gli esempi sono già stati fatti.

Dobbiamo stare tutti insieme, anche coloro che non condividono le idee solo per avere un voto in più. È questa la filosofia che è stata imposta in questi anni. Tutti l'hanno riconosciuto. Voi, invece, oggi diventate improvvisamente tutti Perry Mason del «Mattarellum».

Al contrario, noi vogliamo passare da un bipolarismo coatto, come quello di oggi, ad un bipolarismo trasparente. Dite che lo facciamo perché ci conviene. Tuttavia, cadete in contraddizione da soli. Il dottor Prodi all'inizio ha suggerito ai singoli deputati di questa maggioranza: «Non votatela, fate i franchi tiratori, perché a voi non conviene». Ed effettivamente questa riforma non conviene quasi a nessuno delle persone qui sedute. Ma la nostra compattezza, che vi ha meravigliato, dimostra che non abbiamo votato per la nostra convenienza, ma per l'interesse del paese!

Per questo vi siete meravigliati, perché pensate che qui vi siano personaggi in cerca d'autore che votano secondo la loro convenienza e che vi siano persone disposte ad essere militarizzate dai loro capi. Non avete capito - e per questo avete perso anche nel 2001 - che qui c'è l'unità di destino di un popolo di ispirazione cristiana, liberale, laica, riformista e repubblicana! C'è unità di destino di persone che hanno la maggioranza dei voti degli italiani.

E lei, onorevole Pecoraro Scanio, non si permetta più di dire che i colleghi di Forza Italia vendono i propri collegi perché noi, a differenza di altri, i nostri valori non li mettiamo in vendita!

Diciamolo agli italiani, che sono anche poco interessati alle nostre schermaglie: vincerà chi avrà più voti. Anzi, questo sistema avvicinerà il numero dei voti a quello dei seggi. Quindi, ridurrà la forbice che esiste tra chi vince e chi perde. Quindi, ripeto che questo sistema riduce la forbice di seggi tra chi vince e chi perde, quindi tra voti e seggi.

Allora, si potrebbe dire che è un sistema che conviene a chi perde. Dal momento che siete convinti che perderemo, affermate che questo sistema conviene a noi. Di fronte a questa palla di vetro - non so quale mago Otelma vi abbia già dato il risultato delle elezioni del 2006 - c'è una sola domanda: ma chi ve l'ha detto? Ma chi vi dà questa sicurezza di ritenere che questo sistema servirà a noi? Noi siamo dell'opinione che servirà a voi, e allora non contestatelo tanto perché potreste trovarvi in questa eventualità! Ad ogni modo, una riforma che riduce la differenza tra chi vince e chi perde, pur garantendo la governabilità, non è una riforma meno democratica, è una riforma più democratica, a casa mia e, credo, a casa di tutti gli italiani!

A proposito delle convenienze, vi pregheremmo di dire al dottor Prodi, che in noti ristoranti romani già divide, con alcuni a lui cari, i posti di ministro del prossimo Governo, di avere almeno la creanza di dire prima agli italiani qual è il suo programma. Sarebbe un minimo di rispetto politico per il paese, e anche di rispetto per i suoi interlocutori, perché quei posti di ministro non ci saranno.

Concludo con un'osservazione sulle «quote rosa». Forza Italia ritiene il voto di ieri un errore, anche perché contraddice ciò che comunque faremo alle elezioni, garantendo la rappresentanza di uomini e di donne.

Ma non capiamo l'indignazione della sinistra: 170 dei nostri deputati hanno votato contro quell'emendamento; 260 deputati dell'opposizione hanno votato contro quell'emendamento! Di che cosa vi indignate? Noi siamo perché 200, 300 siano le donne un giorno in questo Parlamento, ma lo diciamo senza dimenticare che questo sarà importante per l'Italia di domani alla condizione che, per occuparci di queste elette, non si dimentichino i 20 milioni di donne che lavorano in famiglia e che sono tutelate dalla nostra politica, non dalla politica della sinistra.

Cari amici, dunque, non stiamo ragionando per i nostri interessi. Vedete, forse vi sfugge, ma ve lo voglio ricordare, noi abbiamo messo in campo tre grandi progetti: la riforma costituzionale, che voteremo la prossima settimana; la nuova legge elettorale; il progetto di un grande partito unitario del centrodestra. Sono tre cardini, se non ve ne siete accorti, non dei nostri interessi, ma di una nuova tappa della modernizzazione italiana, che dal nostro punto di vista dovrà chiudere una transizione che si sta prolungando oltre ogni limite. Se a ciò aggiungete che i nostri valori, i valori dell'ispirazione cristiana, liberale, dell'umanesimo laico, liberal-socialista e repubblicano, della destra moderna sono gli unici capaci di tenere oggi alte le bandiere etiche dell'Italia, dell'Europa e dell'Occidente, si può capire perché le elezioni le perderete voi: non per la legge elettorale, ma per l'Italia, che non si riconosce nei vostri valori e nei vostri programmi.