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Un "maggioritario nazionale"

Intervento del senatore Andrea Pastore al Senato della repubblica il 14 dicembre 2005.

Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori rappresentanti del Governo, ci rendiamo perfettamente conto dell'importanza fondamentale del provvedimento che voteremo tra pochi minuti. Non sottovalutiamo il disegno di legge che con il voto di oggi avrà concluso l'iter parlamentare; tuttavia dobbiamo anche dare conto del motivo e del modo in cui si è arrivati ad un provvedimento elettorale che senza dubbio modifica sostanzialmente l'attuale legge elettorale basata sui collegi maggioritari.

Nonfoto: il senatore Andrea Pastore lo facciamo a cuor leggero, ma lo facciamo dopo aver valutato esattamente quanto è accaduto in dieci anni di vigenza dell'attuale sistema elettorale, che solo casualmente - ripeto, casualmente - ha assicurato in questa legislatura e soltanto in questa (che è la terza fondata sull'attuale legge elettorale) una maggioranza ed una stabilità di Governo. Dico casualmente perché il sistema elettorale oggi in vigore non offre alcuna possibilità di formare Governi laddove nei singoli collegi non vi siano risultati univoci.

Già nella XIII legislatura, cioè in quella precedente, così come in quella attuale, si è dibattuto sul miglioramento della legge maggioritaria di collegio. Ricordo che nella XIII legislatura è stato svolto un dibattito in Commissione affari costituzionali del Senato volta a rendere la legge in vigore da dieci anni (non quella oggi in esame) adatta ad assicurare la governabilità. Il punto di rottura tra la maggioranza dell'epoca di centro-sinistra ed il centro-destra, sul quale è intervenuto anche il presidente Berlusconi, è stato il fatto che il centro-sinistra voleva attribuire un premio di maggioranza alle forze che avessero raggiunto il maggior numero di seggi sui collegi uninominali, mentre per il centro-destra, all'epoca all'opposizione, tale premio di maggioranza doveva essere attribuito - come è naturale - alle forze che avessero conseguito più voti a livello nazionale.

Questo è quello che oggi si ripropone con il disegno di legge alla nostra attenzione.

Oggi produciamo un sistema proporzionale profondamente diverso da quello del passato perché garantisce la rappresentatività propria dei sistemi proporzionali, con una governabilità assicurata dal premio di maggioranza. Tale sistema può essere definito «maggioritario nazionale», perché a livello nazionale, per la Camera dei deputati, attribuisce comunque la maggioranza alla forza politica che riceve più consensi. Allora, non si tratta di una maggioranza soltanto numerica, ma - come è stato evidenziato - di una maggioranza politica perché le forze che si candideranno dovranno presentare un programma comune ed indicare il nome del capo di quella forza politica, lista singola o coalizione che sia.

Questa è la novità giustamente sottolineata dai colleghi del centro-destra che mi hanno preceduto, che certamente infastidisce i senatori del centro-sinistra che non vorrebbero sentir parlare di programmi depositati, ufficializzati ed attestanti la condivisione di valori, di progetti e di scelte politiche nell'interesse del Paese.

Questo provvedimento supera la cosiddetta legge Mattarellum perché quest'ultima ha difetti insiti, intimi, interni che nessuno può contestare. Ricordiamo che il cosiddetto Mattarellum ha subìto vere e proprie incursioni, direi truffaldine, con i patti di desistenza.

Ha subìto, inoltre, vere e proprie elusioni legislative con le cosiddette liste civetta, scoperte dal centro-sinistra nel 1996 ed utilizzate anche dal centro-destra, ma per ragioni di legittima difesa.

Il Mattarellum ha determinato, con i collegi uninominali, una polverizzazione del quadro politico a livello locale che non ha precedenti nella storia d'Italia. Qualsiasi consigliere di ente locale o qualsiasi parlamentare che non si è accontentato delle sue più o meno valide ambizioni politiche si è sentito nella potestà di abbandonare la coalizione di appartenenza e di mettere i propri voti sul mercato. Ricordo che nei collegi uninominali i portatori di 1.000 o 2.000 voti sono determinanti per la vittoria sul collegio.

Con la legge elettorale che ci accingiamo a votare questo non avverrà più, perché il collegio regionale o circoscrizionale non consente una tale forma di ricatto, di vero e proprio ricatto politico. Quindi, i localismi, il frazionismo, le transumanze, i tradimenti e i passaggi di coalizione saranno non dico esclusi completamente ma certamente disincentivati.

So che nel centro-sinistra, se non fosse particolare l'attuale momento politico, vi sarebbe - lo so per convinzione intima - un'adesione quasi totale a questa legge, perché elimina le distorsioni del maggioritario che tanto danno hanno prodotto al quadro politico nazionale.

Che cosa ha contrapposto il centro-sinistra ad una proposta chiara del centro-destra? Che cosa ha proposto ad un progetto del centro-destra che coniuga rappresentatività e governabilità? Ha proposto un fuoco di sbarramento senza precedenti. Ha contestato duramente i contenuti della legge e non solo sul punto dell'opportunità politica - e il dibattito c'è tutto - ma anche su quello della legittimità costituzionale, ritenendo questa legge abbondantemente piena di norme che contrastano con la nostra Carta costituzionale. Tra queste norme è stata individuata una, quella relativa all'elezione del Senato, sostenendo che in questo ramo del Parlamento la governabilità non è assicurata perché quelli senatoriali sono collegi regionali.

Ebbene, ricordo ai colleghi che la Casa delle Libertà, durante i lavori presso la Camera dei deputati, propose un testo dove si riconosceva anche all'elezione del Senato un premio di maggioranza nazionale. Si contestò però allora che la Carta costituzionale oggi vigente prevede che il Senato venga eletto su base regionale, per cui sarebbe stato assolutamente contrario alla Carta costituzionale prevedere un premio di maggioranza nazionale per l'elezione del Senato.

La Casa delle Libertà fece quindi marcia indietro, recuperando il premio di maggioranza del Senato a livello regionale, mantenendo però - colleghi, reputo questo un passaggio importante da tenere assolutamente presente - nel testo attualmente al nostro esame una norma di rilevanza nazionale che per il Senato poteva anche non essere prevista. Si tratta della norma secondo cui anche per il Senato le liste, le coalizioni di liste, i programmi e i leader devono essere indicati e depositati negli uffici di Roma, quindi a livello nazionale. Questo è un passaggio fondamentale che dovrebbe se non assicurare, quanto meno favorire anche per il Senato.

I colleghi dell'opposizione hanno sempre contestato alla maggioranza di non replicare. Non abbiamo replicato spesso perché i tempi sono stati tiranni, anche per esigenze procedurali e di attuazione della legge elettorale. Una volta che si cerca di rispondere alle loro osservazioni fanno orecchio da mercante e non solo non ascoltano - il che è del tutto legittimo - ma impediscono anche di parlare.

Voglio assicurare comunque a tutti i colleghi di maggioranza ed opposizione che sono state date risposte puntuali a tutti questi temi sia negli atti della Commissione affari costituzionali che nel corso del dibattito svolto.

Credo che in questa sede, almeno sui punti più importanti, quelli che l'opposizione ha travisato o sottaciuto o fatto finta di ignorare, sia importante pronunciare una parola, come lo è sul tema della rilevanza nazionale dell'elezione del Senato.

Nessuno dell'opposizione ne ha parlato; nessuno l'ha sottolineato; nessuno si è fatto carico di questa novità, però chiaramente io ho in questo momento l'obbligo e il dovere di farlo presente ai colleghi ed anche al Paese.

Per il Senato, nonostante una norma costituzionale che obbliga alle elezioni su base regionale, abbiamo previsto una normativa nazionale sulle coalizioni, sui programmi e sull'iter, identica a quella della Camera dei deputati. Questo lo dico tanto per far capire che c'è stato uno sforzo massimo della maggioranza per dare anche al Senato una riconoscibilità politica che l'elezione regionale avrebbe potuto non attribuirgli.

Altri profili di incostituzionalità sono stati sollevati dai colleghi (ho parlato del Senato perché è quello più rilevante): si è parlato delle quote rosa; si è parlato addirittura del fatto stesso che ci sia un premio di maggioranza, della costituzionalità di un premio di maggioranza in un sistema elettorale; si è parlato dei tempi della legge elettorale, se sia cioè legittimo approvarla a fine legislatura (ma è evidente che le leggi elettorali vengono approvate tutte alla fine della legislatura).

Quanto al metodo maggioranza-opposizione, ricordo che l'opposizione si è chiusa completamente a riccio, difendendo la legge elettorale attuale, il Mattarellum, senza alcuna apertura di nessun genere. Questo ha portato la Casa delle Libertà, che riteneva e ritiene necessario superare quel sistema, a scegliere un modello alternativo, diverso, che coniughi rappresentatività e governabilità.

Si è parlato anche delle liste bloccate. Ritengo che questa accusa dell'opposizione sia veramente paradossale. Qualcuno ha ricordato onestamente dall'opposizione che nei Paesi europei dove vi sono liste, queste sono tutte bloccate. Nell'elezione del Parlamento europeo, tranne che in Italia, le liste sono bloccate. Voglio ricordare che la nostra lista proporzionale alla Camera dei deputati era lista bloccata. Vorrei far notare ai colleghi che si lamentano delle liste bloccate che noi abbiamo assunto come punto di riferimento una legge elettorale approvata dalla regione Toscana che, com'è noto, non è a maggioranza di centro-destra, che ha previsto le liste bloccate.

Ebbene, non ho sentito una parola di contestazione, di scandalo, di reprimenda, di lamentela nei confronti della legge della regione Toscana, come non ho sentito nessuna parola di rimprovero, di pentimento, di reprimenda, di contestazione alla legge della Regione Toscana quando, ad esempio, tanto per introdurre il tema delle quote rosa, prevede, sì, che nessuno dei due sessi possa essere rappresentato in misura superiore ai due terzi dell'intera lista, però non prevede, colleghi, l'alternanza dei sessi o una graduatoria tra i sessi, proprio quello che invece voi richiedete fortemente in quest'Aula, che avete chiesto alla Camera e che avete richiesto sostenendo che una norma sulle quote, senza ordine nella lista sarebbe stata una norma senza effetto.

Ebbene, una norma senza effetto è stata approvata dalla regione Toscana e, mi sembra, non solo da questa Regione. Abbiamo ritenuto che almeno su questo il centro-sinistra non dovesse o non potesse sollevare obiezioni.

Ma il punto fondamentale, signor Presidente, cari colleghi, non è tanto la questione della contestazione alla legge, bensì il fatto che viene usato il maglio del richiamo alla Costituzione per premere in maniera impropria proprio su quella figura, il Capo dello Stato, che questa legge dovrà promulgare. Vedete, non credo che rappresenti una minaccia obiettare alle critiche, spesso strumentali e infondate, qualche volta anche del tutto opinabili, da parte del centro-sinistra. Non credo sia una minaccia replicare, offrire argomenti per contestare queste critiche.

Una minaccia, invece, è certamente quella di sostenere che questa legge è incostituzionale e che se qualcuno dovesse promulgarla attenterebbe alla nostra Costituzione. Noi a questo gioco non ci stiamo. Non l'abbiamo mai fatto e non tolleriamo nemmeno che altri lo facciano. Sui vari temi bisogna replicare e intervenire a ragion veduta, con argomentazioni più o meno valide, ma comunque di diritto e di carattere politico.

In conclusione, signor Presidente, ho notato che in tutta questa vicenda vi è un personaggio politico che più degli altri si riscalda e si agita, mentre io ritengo che con i colleghi dell'opposizione vi possa essere un'interlocuzione a mente fredda, come credo accadrà, si è detto incidentalmente, sulle leggi di contorno quali quelle sulle spese elettorali e sui rimborsi della campagna elettorale, che naturalmente vanno adattate al nuovo quadro elettorale e politico.

Questo personaggio - mi riferisco chiaramente all'onorevole Prodi - ha in particolare fastidio tale modello che stabilisce sulla scheda dei simboli di partito, giacché - com'è noto - Prodi è un uomo senza partito, un errante, un navigatore della politica e non si è mai accasato. Invece il partito, inteso nel senso nobile del termine, è una casa necessaria alla politica, un luogo dove la politica si crea e dove si assumono anche responsabilità che lo stesso deve confermare, aumentare e dove, quindi, si rischia anche di perdere credibilità quando ad un impegno politico non conseguono fatti ben precisi.

Prodi, dunque, non è un uomo di partito, e un sistema elettorale dove compaiono i simboli dei partiti gli dà enormemente fastidio tant'è vero che è stata resuscitata la federazione, che sembrava morta per sempre.

Ma quello che dà ancor più fastidio a Prodi è ciò a cui mi sono riferito poc'anzi, vale a dire che questa legge contiene, anticipando una riforma costituzionale, un fatto rivoluzionario nel sistema elettorale italiano, cioè il deposito del programma. Voglio vedere cosa farà il centro-sinistra quando dovrà depositare il suo programma, che mi auguro consista in qualche decina di cartelle e non in una o due cartelle di princìpi genericamente affermati. Noi, invece, abbiamo la capacità di riempire il programma dei nostri progetti e dei nostri valori. Abbiamo la possibilità di completare quello che in questi cinque anni di Governo abbiamo in gran parte realizzato, non senza fatica per le condizioni anche esterne alla coalizione, ma che comunque presentiamo all'elettorato come punto di riferimento per il prossimo quinquennio.

Il prossimo quinquennio vi sarà questa legge elettorale, che certamente non tradisce la democrazia e che coniuga la rappresentatività del proporzionale e la governabilità del sistema bipolare.