ti trovi in: Governo Berlusconi ╗ La riforma federale
Devolution e centralismo

La Costituzione non è violata ma riformata. Un antidoto alla paralisi

"Il Foglio", 21 ottobre 2005, p. 3

La riforma della Costituzione che era scritta nel programma elettorale del centrodestra ha superato il penultimo passaggio parlamentare. L'opposizione sostiene in modo un po' enfatico che in questo modo si "stravolge" o si "deforma" la Carta fondamentale, ma è ovvio che chi intende riformare un testo lo fa perché lo ritiene inadatto o incompleto. E' difficile negare che questa sia la condizione, per quel che riguarda i rapporti tra Stato e Regioni e quelli tra governo e Parlamento, del testo attuale. Con la riforma, anch'essa unilaterale, adottata dal centrosinistra, tutte le materie erano sottoposte a legislazioni "concorrenti" tra Stato e Regioni, con l'effetto di un colossale conflitto di competenze. Le nuove norme distinguono meglio le materie di competenza statale o regionale e introducono anche, per casi di particolare rilevanza, il primato dell'interesse nazionale. Da questo punto di vista si potrebbe persino parlare di una specie di devoluzione centralista.

L'altro aspetto rilevante della riforma consiste in un tentativo di adeguare la Costituzione formale a quella reale. L'indicazione del premier sulle schede elettorali, le norme che rendono più difficile capovolgere in Parlamento le indicazioni degli elettori in omaggio al bipolarismo, vanno in questa direzione, e sembrano particolarmente utili in presenza di una legge elettorale proporzionale. Al termine del percorso, spetterà ai cittadini esprimersi, scegliere cioè la restaurazione di un testo che ha creato tanti problemi o la sperimentazione di nuove regole, la cui efficacia, naturalmente, si potrà verificare solo con il tempo. Intanto un primo risultato è stato raggiunto: il carattere sacrale e mummificato della Costituzione è stato superato. Non si tratta, naturalmente, di rivedere i principi fondamentali e i diritti riconosciuti, che nessuno mette in discussione. Ma i meccanismi di funzionamento degli organismi dello Stato, che erano evidentemente inceppati, non possono essere considerati intoccabili, altrimenti la paralisi avanza.