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Una riforma per modernizzare il Paese

Intervento dell'on. Michele Saponara alla Camera dei Deputati il 15 ottobre 2004.

Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei rappresentare che il gruppo di Forza Italia esprime soddisfazione e gratitudine per il lavoro svolto dalla Camera dei deputati e per il risultato conseguito. Esso esprime, altresì, apprezzamento per l'intelligenza politica del ministro Calderoli e del sottosegretario Brancher, e preannunzia che voterà compatto e convinto a favore del disegno di legge costituzionale in esame.

Si tratta di un momento importante, poiché il Governo Berlusconi fornisce un'altra ed importante prova di essere in grado di realizzare il programma proposto ai cittadini italiani, il quale prevedeva, tra l'altro, l'ammodernamento dello Stato. È proprio questo aspetto ad aver scatenato, da parte dell'opposizione, una campagna di delegittimazione del Presidente Berlusconi, che avrebbe sostenuto questa riforma solo per far contenta la Lega Nord, nonché di criminalizzazione della riforma costituzionale stessa.

Abfoto: onorevole Michele Saponarabiamo sentito affermare che, con tale riforma, si sarebbe spaccata l'Italia e che vi sarebbe stata, da una parte, un'Italia povera che sarebbe diventata sempre più povera e, dall'altra, un'Italia ricca che sarebbe stata sempre più ricca. Ma è stato taciuto agli italiani che di riforma dello Stato avevano parlato Spadolini e Craxi e che se ne erano occupate la Commissione Bozzi, la Commissione De Mita-Iotti e, infine, la Commissione bicamerale presieduta dall'onorevole D'Alema. È stato altresì taciuto agli italiani che la devoluzione nasce dalla Costituzione del 1947, allorché furono previste sia le regioni, sia le autonomie amministrative, nonché dalla riforma del Titolo V della nostra Carta, approvata con la maggioranza risicata di soli quattro voti.

Ora, esponenti qualificati dell'allora maggioranza riconoscono che si trattò di un errore. L'onorevole Gerardo Bianco ha definito infausta tale riforma, ma essi vogliono negare a noi il diritto-dovere di attuare il programma di governo, sostenendo che riforme importanti vanno varate con una larga maggioranza, che comprenda anche parte, o gran parte, dell'opposizione. Si tratta di un'esigenza sicuramente avvertita anche da noi, e vorrei sottolineare che abbiamo ascoltato il monito che è venuto prima dal Capo dello Stato, e successivamente dal Presidente della Camera.

Si è sostenuto, inoltre, che una riforma così impegnativa avrebbe richiesto la convocazione di un'assemblea costituente, e comunque lo stesso «spirito costituente» che animò la Commissione dei settantacinque, di cui facevano parte La Pira, Dossetti, Calamandrei ed altri grandi padri della nostra democrazia. È chiaro che è illusorio pensare di ricostituire quello spirito. I tempi sono cambiati e non ci sono la tensione morale e la passione civile proprie di un contesto diverso. Vorrei ricordare, infatti, che c'era stata la guerra, c'era stato il Ventennio, c'era stata la tragedia della guerra civile, c'era l'ansia della riappacificazione e c'era anche la speranza di riconquistare la libertà.

Oggi c'è la libertà che, evidentemente, non apprezziamo a sufficienza. Allora, non vi era il Parlamento e, quindi, bisognava creare un organismo nel quale far convivere tutti i cittadini e fare esprimere agli stessi cittadini le loro ansie, le loro istanze e le loro proposte. Oggi, vi sono la Camera dei deputati, il Senato, le Commissioni, e pertanto non vi sarebbe assolutamente bisogno di un'assemblea costituente.

Noi abbiamo cercato, accogliendo il monito del Capo dello Stato, di creare lo spirito costituente, nella Commissione e in Assemblea. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ci siamo riusciti, perché in Commissione abbiamo avuto la collaborazione determinante, effettiva ed efficace dei colleghi dell'opposizione, ai quali va il mio ringraziamento, così come è andato loro il ringraziamento dell'onorevole Violante.

Ciononostante, i leader dell'opposizione hanno ritenuto di fare muro contro muro e di far votare contro gli articoli, che pure avevano accolto i loro emendamenti. Hanno votato anche contro l'articolo 24 del provvedimento, che riconosceva al Presidente della Repubblica la facoltà di concedere la grazia, senza proposta del ministro della giustizia. In tal modo, una loro battaglia in favore della liberazione di Sofri - condotta, in special modo, dall'onorevole Boato - è stata caducata dalla cecità del fare muro contro muro.

In quanto al merito della riforma, noi ci riteniamo pienamente soddisfatti. Si è affermato che la devolution avrebbe spaccato l'Italia. Sono stati corretti i guasti prodotti dalla riforma del 2001, che avevano determinato, tra l'altro, un consistente contenzioso tra Stato e regioni davanti alla Corte costituzionale.

In quanto al timore di spaccare l'Italia, tra quella povera e quella ricca, sono state introdotte norme che dovrebbero tranquillizzare, nel modo più assoluto, tutti coloro che avevano espresso tale paura. È stato riformato l'articolo 114, secondo cui comuni, province, città metropolitane e regioni esercitano le loro funzioni secondo i principi di sussidiarietà e solidarietà; vi è l'articolo 18 del provvedimento, che prevede il coordinamento tra tali enti, sulla base dei principi di leale collaborazione e solidarietà. Vi è, inoltre, il riformato articolo 120, secondo cui lo Stato può sostituirsi a regioni, province, città metropolitane e comuni ogni qual volta ciò sia necessario per la tutela dell'unità giuridica ed economica e per la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali.

Vi è, ancora, la riforma dell'articolo 127, che accenna all'interesse nazionale, prevalente su tutto e che rappresenta, quindi, la ratio riformatrice di tutta la riforma.

Per quanto riguarda il Senato federale, l'onorevole De Mita - del quale ho apprezzato, come di consueto, la cultura da «Magna Grecia» - ha accennato al problema del bipolarismo e del monocameralismo, che fu posto cinquant'anni fa, ma che non è stato mai risolto. Noi lo abbiamo risolto. Se si considerano gli interventi dei relatori e di coloro che sono intervenuti nella legislatura, tutti hanno parlato della necessità di istituire un organo che svolgesse il ruolo di «camera di compensazione» tra lo Stato e le regioni. L'attuale opposizione non la definì, non la creò. Si riprometteva di farlo nella legislatura successiva, nella speranza - purtroppo per essa delusa - di vincere le elezioni.

Per quanto riguarda il premierato, abbiamo assicurato la governabilità del paese, che si inseguiva fin dalla «legge truffa», che tanto dispiacere provocò a De Gasperi; ed è sotto gli occhi di tutti e, specialmente, dell'onorevole De Mita - il quale ha partecipato a molte sfibranti consultazioni - che, in cinquant'anni, vi sono stati più di quaranta Governi, che restavano in carica, in media, undici mesi.

Noi riteniamo che si tratti di una buona riforma, peraltro da tutti ritenuta necessaria. Da Spadolini a Craxi, nelle Commissioni De Mita e Iotti, tutti hanno parlato della necessità di aggiornare la Costituzione. Io avevo introdotto anche l'argomento dell'articolo 68 sull'immunità dei parlamentari, cercando di adeguarla all'immunità prevista dal Parlamento europeo, e il tema della riforma dell'articolo 79, circa la maggioranza richiesta per l'amnistia e l'indulto; ma abbiamo ritenuto di rinviare ad altra sede questa riforma, peraltro molto sentita ed importante.

L'opposizione ha ritenuto di fare muro contro muro e minaccia di ricorrere al referendum, alla piazza, ai cittadini. Il professor Ceccanti, costituzionalista non certo amico della destra, aveva scritto su Il riformista che l'articolo 120 aveva svuotato completamente il referendum e che nessuno avrebbe avvertito l'esigenza di votare contro questa riforma.

Questa mattina i colleghi dell'opposizione hanno ripetuto che, oramai, essi fidano e confidano solo nel referendum, per poi sedersi al tavolo con noi e realizzare una riforma più condivisa, a differenza di quanto è stato fatto in questa occasione. Ebbene, noi non temiamo il referendum. Voi sarete costretti a dire ai cittadini solo cose non vere. Noi, invece, diremo e dimostreremo che abbiamo corretto la vostra riforma del 2001 e che siamo riusciti ad approvare la riforma dello Stato che, affrontata fin dagli anni Ottanta, non si era riusciti a realizzare.