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Riforma del sistema radiotelevisivo. Le false obiezioni della sinistra

È una legge liberticida

La legge Gasparri adegua finalmente la normativa sulle telecomunicazioni alla realtà e non impone alcun regime o monopolio. Amplia invece le opportunità e pone le basi per un maggior pluralismo del sistema.

La Gasparri disattende il messaggio alle Camere di Ciampi che chiedeva più pluralismo

La Gasparri aumenta il pluralismo. Dopo la sentenza della Corte costituzionale, il Parlamento aveva due strade. La prima era quella del "disarmo bilanciato": togliere una rete a Mediaset e una alla Rai. La seconda è quella che è stata scelta: favorire il passaggio al sistema digitale entro il 2006 (come prevede la legge n. 66 del 2001 del governo dell'Ulivo, che fissava al 2006 la data per il passaggio al digitale) e aprire così il settore anche ad altri soggetti. Con il digitale ci saranno canali, spazi, opportunità per tutti. Il pluralismo e la completezza dell'informazione non verranno più salvaguardati controllando e limitando, bensì aprendo il sistema. Saranno poi il mercato e il pubblico, ad operare naturalmente la selezione in base alla qualità.
È bene ricordare inoltre che all'origine del duopolio non c'è Mediaset, ma il monopolio dell'azienda pubblica (la Rai),  appena scalfito da un solo competitor, dopo - ricordiamolo - che tutti gli altri hanno fallito.

La legge Gasparri è incostituzionale, disattende le sentenze della Corte Costituzionale

Quando il digitale terrestre non era ancora una realtà, la Corte Costituzionale si era pronunciata a favore di un sistema che desse spazio a un maggior numero di operatori. Nel 1988 con la sentenza 826 aveva dichiarato il duopolio in contrasto con i principi costituzionali. Nel 1994 con la sentenza 420 aveva chiesto di fissare un limite al 20% delle concessioni nazionali. La legge Gasparri è una risposta a quanto sollevato dalla Corte e indica un percorso per l'ingresso dell'Italia nel mondo del digitale: le tante reti che si potranno creare sono una garanzia di pluralismo.

La carta stampata sarà schiacciata dalla televisione

In realtà per i gruppi editoriali che pubblicano giornali si foto: ripetitore tvaprono nuove prospettive, dato che potranno fare, da subito, anche televisione. Inoltre il divieto di acquisire imprese editoriali da parte dei soggetti che posseggono tv verrà mantenuto fino al 2010, a tutela del mondo della carta stampata.  Il malcontento degli editori deriva forse dal fatto che avrebbero voluto mantenere un accesso privilegiato al mercato pubblicitario. Non dimentichiamo che gli introiti pubblicitari dei quotidiani italiani sono oggi tra i più elevati d'Europa per copia venduta. Il Governo non ha nulla contro la carta stampata, tanto che nell'ultima legge finanziaria sono stati inseriti 92 milioni di euro di agevolazioni per questo settore. Ma la legge Gasparri non è una legge da paese dirigista: è invece una legge che favorisce il mercato e la libera scelta, anche quella degli inserzionisti pubblicitari.

Il Governo controllerà più strettamente la Rai

Attualmente il Cda della Rai è nominato dai presidenti di Camera e Senato, espressione della maggioranza parlamentare. Con la legge Gasparri il Consiglio di amministrazione della Rai sarà nominato in gran parte (7 membri su nove) dalla Commissione di vigilanza presieduta da un esponente dell'opposizione, per di più il Presidente della Rai dovrà avere il parere favorevole dei due terzi dei componenti della Commissione. Dopo la privatizzazione dell'azienda sarà nominato dall'assemblea dei soci.
Grazie alla riforma, quindi, sarà possibile fin da subito una gestione bipartisan e parlamentare della Rai, con uno speciale diritto di influenza del Governo e uno speciale diritto di controllo dell'opposizione, il tutto in modo più trasparente di oggi. E negli anni di governo del centro-sinistra la maggioranza si disinteressava forse della Rai?

Il Sic è una invenzione che ha come scopo favorire le tv di Berlusconi

Chi critica l'introduzione del Sic (il Sistema integrato delle comunicazioni) dimentica che in tutto il mondo è in atto un processo di integrazione multimediale e che risulta sempre più difficile separare la tv, l'editoria, la pubblicità. Già nel 1995 la commissione Napolitano suggeriva di computare l'industria discografica nel sistema delle comunicazioni e allora nessuno ebbe nulla da obiettare.

Il nuovo tetto, pari al 20 per cento del mercato integrato della comunicazione, consentirà a Mediaset di comprarsi i suoi concorrenti e altri giornali.

L'avvento del digitale determinerà un'espansione del mercato. Nessuno conosce con precisione la grandezza del "paniere", cioè l'ammontare complessivo delle risorse del mercato integrato, né la sua evoluzione futura (gli sviluppi della convergenza tra i media, le conseguenze dell'avvento del digitale, su quali mezzi si collocherà la raccolta pubblicitaria). Quello che è certo è che oggi le imprese italiane sono piccole sul piano globale, quindi poco competitive e possibili prede di raider internazionali. Grazie alla legge, le imprese editoriali potranno rafforzarsi e competere nel mercato globale.

I nuovi limiti Antitrust favoriscono l'espansione di Mediaset

Il divieto di acquisire imprese editoriali da parte di chi possiede tv verrà mantenuto fino al 2010. Fininvest e Mediaset non saranno quindi autorizzate ad acquistare giornali fino a quella data. Il gruppo Fininvest, ad esempio, per avere la maggioranza assoluta de Il Giornale o acquistare un altro quotidiano, dovrà attendere sei anni, mentre i gruppi Rizzoli ed Espresso saranno subito liberi di comprare una rete televisiva.

La Gasparri è una legge "salva Rete 4"

Come ricorda il referendum del 1995, i cittadini chiedono più offerta, non i sigilli dei pretori alle antenne. La legge amplia l'offerta e il pluralismo, mentre eliminando canali si farebbe esattamente il contrario.
La scelta di far spostare una rete sul satellite (Rete 4) e privare un'altra rete della pubblicità (Rai 3) avrebbe limitato l'offerta e quindi il pluralismo e la libertà (con la legge si è evitata una perdita di 150 milioni di pubblicità per Rai 3). Inoltre togliendo due canali nazionali agli inserzionisti si sarebbe arrecato un notevole danno all'economia italiana. L'introduzione del digitale terrestre, infine, risponde ad una esigenza ormai matura: i primi passi erano stati compiuti nel 2001 dal centro-sinistra.

La legge Gasparri non risolve il conflitto di interessi

La legge punta ad aumentare la concorrenza nel settore delle telecomunicazioni, facilitando l'ingresso di nuovi operatori. Con l'aumento della concorrenza la questione del conflitto di interessi perderà ulteriormente di peso.