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La riforma del sistema radiotelevisivo. I punti principali

Gli obiettivi della riforma Gasparri

La legge modifica le normative precedenti, la legge Mammì del 1990 e la legge Maccanico del 1997.
Si tratta di una legge liberale che agevola la convergenza tra tv, carta stampata, radio, telefonia e internet; moltiplica le possibilità di produrre, trasmettere, ricevere e interagire nel modo della comunicazione. Un provvedimento che amplia enormemente l'offerta televisiva e quindi permette un maggiore pluralismo.
La legge Gasparri punta ad aumentare la concorrenza grazie alla moltiplicazione degli operatori e dell'offerta complessiva ai cittadini.

La tutela della concorrenza

La riforma fissa dei limiti affinché nessun soggetto assuma una posizione dominante nel mercato.
Il sistema integrato delle comunicazioni
I nuovi limiti antitrust si basano sul Sistema integrato delle comunicazioni (Sic). Nessun operatore può conseguire ricavi superiori al 20% delle risorse complessive del Sic, o controllare più del 20% dei programmi televisivi o radiofonici irradiati attraverso frequenze terrestri. Il tetto antitrust è ridotto al 10% del Sic per gli operatori di telecomunicazioni i cui ricavi siano superiori al 40% di quelli complessivi in un singolo mercato.
I nuovi limiti alla pubblicità
La legge prevede due diversi limiti per l'affollamento pubblicitario:

  • Un limite orario per gli spot, che nelle tv commerciali non possono superare il 18% per ora di programmazione;
  • Un limite quotidiano per gli spot del 15%, elevabile al 20% per le telepromozioni (che non possono superare un'ora e 12 minuti al giorno).

Via libera alla "proprietà incrociata"
Con la riforma viene resa foto: telecomandopossibile la proprietà incrociata di quotidiani ed emittenti tv. Ma per i soggetti che possiedono più di una rete (Rai, Mediaset e Telecom) l'acquisto di un quotidiano sarà possibile solo dal 2011. Si tratta di  una norma cosiddetta "asimmetrica", studiata cioè per proteggere la carta stampata da una possibile invasione di campo da parte dei grandi gruppi tv, lasciando invece agli editori di carta stampata la possibilità di entrare nel settore televisivo.

La televisione digitale

Le imprese televisive hanno già attivato le nuove reti televisive digitali terrestri con un'offerta di programmi accessibili mediante decoder o ricevitori digitali.

La Rai

La legge di riforma prevede cambiamenti anche per l'azienda radiotelevisiva pubblica. Nuove regole di nomina del Cda e stabilisce i tempi della privatizzazione che avverrà sul modello delle "public company".
Il Consiglio di amministrazione
Il Cda composto da nove membri (non più cinque) che rimarranno in carica per tre anni e rieleggibili una sola volta.
La privatizzazione
Il primo passo è la fusione tra Rai Spa e Rai Holding. Vengono poi avviate le procedure per l'alienazione della nuova società Rai-Radiotelevisione italiana S.p.a attraverso un'offerta pubblica di vendita. Ogni azionista non potrà possedere più dell'1% delle azioni, limite  spostato al 2% che per i patti di sindacato.
Il 25% dei proventi del collocamento delle azioni è destinato agli incentivi per l'acquisto e il noleggio dei decoder digitali. Il rimanente 75% andrà al Fondo per l'ammortamento dei titoli di Stato.
Dal 1° gennaio 2006 sarà possibile cedere rami d'azienda.
La Rai e il servizio pubblico
La legge di riforma prevede che il servizio pubblico generale radiotelevisivo venga affidato per concessione a una società per azioni. Il servizio viene svolto sulla base di un contratto nazionale di servizio stipulato con il Ministero delle comunicazioni e sulla base di contratti di servizio regionali e provinciali per le province autonome di Trento e Bolzano. I contratti di servizio vengono rinnovati ogni tre anni.
Il canone
La Rai dovrà indicare in contabilità separata i ricavi dal canone e gli oneri per il servizio pubblico generale. Il canone potrà finanziare solo i compiti del servizio pubblico e non potrà essere utilizzato per altre attività.

Le reti locali

  • La legge di riforma tutela l'emittenza in ambito locale assegnandole un terzo delle frequenze terrestri.
  • Ogni operatore in ambito locale può avere fino a tre concessioni o autorizzazioni in ogni bacino regionale. Se le zone non sono limitrofe le autorizzazioni possono salire fino a sei.
  • Le tv locali possono interconnetersi per dodici ore al giorno. Se l'interconessione è con un canale estero o con un canale satellitare il limite è di sei ore.
  • Le spese degli enti pubblici e delle amministrazioni pubbliche per l'acquisto di spazio sui media deve prevedere una riserva del 15% per le tv locali.
  • Il limite quotidiano di affollamento pubblicitario per le tv locali sale al 40% comprese le televendite.
  • Le tv locali che non superano i confini nazionali possono interrompere i film con un blocco di spot in più a tempo.

La tutela dei minori

  • Il codice di autoregolamentazione tv e minori sottoscritto il 29 novembre 2003 è diventato legge: ora le emittenti televisive sono obbligate a rispettare le norme nazionali e comunitarie a tutela dei minori.
  • Un apposito regolamento da adottare entro 60 giorni dall'entrata in vigore della riforma ne disciplina la partecipazione ai programmi televisivi.
  • Nelle tv nazionali e locali la fascia oraria che va dalle ore 16 alle ore 19 deve essere salvaguardata da apposite misure a tutela dei minori.
  • La riforma modifica il Codice di procedura penale, vietando la pubblicazione di elementi che anche indirettamente possano far identificare un minore.
  • I minori di 14 anni non possono essere impiegati in spot o in altri messaggi pubblicitari.

Un Codice della radiotelevisione

Nella legge di riforma il Governo viene delegato ad adottare entro dodici mesi un testo unico in materia radiotelevisiva, che potrà integrare, modificare o abrogare disposizioni legislative o regolamentari, armonizzando tutta la legislazione in materia.
Una norma affiderà alle Regioni il compito di rilasciare abilitazioni, autorizzazioni o concessioni sia per reti e impianti sia per i fornitori di contenuti e servizi destinati alla diffusione in ambito regionale. Le Province le rilasceranno per il loro ambito.