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Sacconi: con la legge Biagi occupazione da record

Antonio Signorini, intervista al sottosegretario al lavoro Maurizio Sacconi, "Il Giornale", 31 ottobre 2005.

Sottosegretario Maurizio Sacconi, per la ricorrenza dei due anni dal varo della legge Biagi si sono sentiti quasi solo i bilanci a tinte fosche della Cgil. È vero che questo governo ha fatto aumentare i precari?

«Una valutazione puntuale sulla Biagi ancora non c'è. Ma dall'andamento del mercato del lavoro si può già capire come stanno andando le cose. Tra il '95 e il 2000 la crescita del Prodotto interno lordo era del 2,1 per cento e quella dell'occupazione era dello 0,7 per cento. Tra il 2001 e il 2005, gli anni del governo Berlusconi, il Pil è cresciuto dello 0,9 per cento, mentre l'occupazione è aumentata dell'1,3 per cento. È la prima volta nella storia italiana che il lavoro cresce più del Pil».

Sono posti precari, poche donne e con il Sud fanalino di coda, come dice il sindacato di sinistra e l'Unione?

«Rispondo di nuovo con i dati. Se confrontiamo il secondo trimestre del 2000 e il 2005 c'è stata una crescita del tasso di occupazione dal 54,4 al 57,7 per cento con un saldo positivo di 1 milione e 589 mila lavoratori. Abbiamo raggiunto un picco storico di 22 milioni e 651mila persone al lavoro. Un record, e questo è dovuto in buona parte alle donne che hanno un saldo positivo di 866mila posti di lavoro, maggiore rispetto a quello degli uomini. Buono anche il dato degli anziani con 266mila lavoratori in più e quello del Sud con un saldo positivo di 244mila unità».

Questo non dice molto sulla qualità del nuovo lavoro. A voi del ministero del Welfare non risulta che i posti creati siano tutti atipici?

«In Italia i lavoratori permanenti, quindi a tempo indeterminato, sono l'87,6 per cento del totale. Quasi il 90 per cento, la percentuale più alta di occupati stabili dei Paesi sviluppati».

Forse è un'eredità del passato?

«No, perché il rapporto percentuale tra lavoratori permanenti e quelli a termine è cresciuto dello 0,7 per cento. Cioè in questi anni sono diminuiti i rapporti di lavoro a termine».

Quante sono le famose Collaborazioni coordinate e continuative? La Cgil ha parlato di più di un milione di questi contratti destinati a scomparire.

«L'Istat ci dice che quelli veri sono 407mila. Mi spiego: dai co.co.co bisogna per forza eliminare i dirigenti d'impresa che spesso hanno questo tipo di contratto. Poi bisogna eliminare quelli che già hanno un lavoro dipendente e firmano un contratto di collaborazione. A meno che, per dimostrare che gli atipici sono un'infinità, non si vogliano includere anche i professori universitari che vengono pagati per fare dei convegni o i manager. Queste sono esagerazioni che non aiutano a intervenire a favore di chi ha effettivamente bisogno di essere accompagnato verso un lavoro di qualità».

La legge Biagi ha aumentato la precarietà?

«Ha alzato la contribuzione dal 14 a oltre il 17 per cento, è stato garantito il cumulo dei contributi e sono state introdotte le tutele di maternità e malattia. Poi abbiamo introdotto sanzioni pesanti per quei contratti che si rivelino veri e propri rapporti di lavoro subordinato. Le attività ispettive sono già iniziate da tempo e da gennaio cominceremo una campagna a tappeto».

Pensa che i politici dell'Unione vogliano veramente abolire la legge Biagi?

«La posizione del centrosinistra è di forte contrarietà a tutte le riforme strutturali approvate da questo governo, sollecitate dall'Unione europea e dal Fondo monetario: la scuola, il lavoro, la previdenza e i flussi migratori. Fanno una contestazione radicale perché vogliono conservare l'esistente. Sarebbe un suicidio se questo Paese tornasse indietro su queste riforme».

Ha parlato di immigrati: quando varerete il decreto sui flussi?

«Tra poco tempo. Io spero già al prossimo Consiglio dei ministri. Comunque, proprio grazie alla riforma, lo faremo in tempo utile per i datori di lavoro. Intanto possiamo già dire che saranno fuori quota le alte professionalità e coloro che si sono formati nei Paesi d'origine. Poi daremo priorità ad alcune mansioni specifiche. Penso alla cura della persona e della famiglia oltre all'edilizia. Dovremo invece comprimere le richieste per il settore manifattutiero dove si sono già creati preoccupanti fenomeni di disoccupazione fra gli immigrati».