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È sempre troppo tardi

Paolo Del Debbio, "Il Giornale", 20 febbraio 2004, p. 1

Il governo si decide, finalmente e per fortuna, ad accelerare la riforma del le pensioni e opposizione e sindacato gridano al blitz. Come insegna lo Zingarelli si tratterebbe quindi di un'operazione (di solito fatta da polizia o militari) che si caratterizza per la sua imprevedibilità e per la sua rapidità di esecuzione.

Stiamo parlando della riforma delle pensioni. Imprevedibile? C'è uno al mondo che non sa che in Italia va fatta la riforma delle pensioni? Ma potremmo dire anche di più: di quelli che dicono che non è necessario riformare le pensioni ce n'è qualcuno che ci crede veramente? Rapida? Sono almeno quindici anni che andava fatta e, comunque, anche in questo caso si fa ora per il 2008. Come dire? Ci si porta avanti col lavoro. Ma che modo di ragionare è? Di pensioni se ne discute da troppo tempo e c'è stato modo di parlarne dappertutto. Ci manca da inserire nell'iter il parere obbligatorio e vincolante dei circoli venatori e concertare coni club dei pescatori, previo passaggio dai club del Rotary, e siamo a posto. Ora che, lo ripetiamo, tardi e finalmente, arriva nella vera sede della discussione, quella naturale, quella che potrebbe essere sufficiente a tutti gli effetti, cioè il Parlamento, è blitz. Ma blitz de che? Come direbbero a Roma. Non si offenda il senatùr.
Cronistoria dei fatti salienti. Un governo si assume la responsabilità di una riforma difficile e popolare nei suoi effetti (perché sana una situazione dei conti che fa bene a tutti) ma apparentemente impopolare a un primo impatto. Lo fa con difficoltà perché siamo sotto elezioni. Ne discute con tutti. Ne discutono tutti anche se di proposte se ne fanno poche, salvo quelle di circostanza e quelle negative, cioè quelle per le quali la riforma non va fatta e poi, eventualmente, se ne parlerà. Si fanno scioperi. Se ne minacciano altri. Si grida al fallimento del welfare e al governo affamatore. Se ne fanno e se ne dicono di tutti i colori.

Si decide che la riforma approdi in aula al Senato il 9 di marzo ed è blitz. Più che altro, francamente, prevale la noia. Più che citare economisti, dati, ragionamenti econometrici, attuariali, di politica economica e sociale viene alla mente Franco Califano, per l'appunto quello che canta «tutto il resto è noia».

L'Italia con sacrificio sta rispettando i parametri di Maastricht. Cosa che non stanno facendo Francia e Germania. Si potrebbe discutere sull'opportunità di continuare a farlo. C'è chi lo fa. Ma, ad oggi, è così. Cosa direbbero l'opposizione e il sindacato se non si fossero rispettati i parametri del trattato europeo? Avrebbero gridalo allo scandalo. Bene. Il rischio nel quale potremmo imbatterci nel caso in cui non si accelerasse la riforma delle pensioni e si desse l'impressione che si tratta di una cosa seria qual'è? Quello che le agenzie internazionali rivedano al ribasso il rating del nostro debito, cioè il livello di affidabilità finanziaria del nostro Paese che è parte essenziale della nostra credibilità internazionale. Questo giudizio è legato a doppio filo al debito pensionistico del nostro bilancio pubblico e, quindi, dalla riforma delle pensioni. Appunto.

Chi lo va a spiegare alle agenzie internazionali che occorre ancora traccheggiare perché è un blitz portare la riforma in aula in Senato? Una delegazione dell'opposizione e del sindacato italiani? E, magari, si fanno prendere l'appuntamento dal presidente Pera cui, contestualmente, chiederanno un rinvio della discussione?

Quest'anno, rispetto al 2003, sono in uscita spese per il 4 per cento in più rispetto all'anno passato. Nel 2005 un più 2,1 per cento, nel 2006 un più 2,6 per cento. Si tratta di maggiori uscite. La spesa pensionistica era il 10 per cento del Pil nel 2001, ora già siamo all'11 per cento. Non basta per andare in Senato a discuterne? Sì, e di corsa.