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La scuola di pinocchio. Bugie sulla riforma

Ferdinando Adornato

"Il Giornale", 30 gennaio 2004

È raro che succeda nelle democrazie occidentali che un governo o un ministro si trovino nella necessità di condurre un'opera di contro-informazione. Di solito capita alle opposizioni. Ma l'Italia, si sa, è un Paese speciale. Così, nelle ultime settimane, abbiamo assistito a una delle campagne più manipolatorie della nostra recente storia politica: quella sulla riforma Moratti. Titoli cubitali sui giornali, battaglie parlamentari, manifestazioni di piazza con tanto di bambini al seguito, allarmistiche lettere di presidi alle famiglie: il tutto basato su vere e proprie bugie. Il binomio scuola-bugia, nella cultura italiana, evoca immediatamente la figura di Pinocchio. Ebbene, cerchiamo allora attraverso un immaginario dialogo tra il burattino di legno, suo padre Geppetto e il Grillo Parlante di fornire ai lettori (insegnanti, studenti, genitori) gli strumenti essenziali per quella che si presenta, appunto, come un'indispensabile contro-informazione da condurre nel mondo della scuola. Non, dunque, a favore di questa o quella parte politica: ma della pura e semplice verità.

PINOCCHIO: Babbo, babbo, dal prossimo anno posso andare ogni giorno al Paese dei balocchi, non devo più stare a scuola fino al pomeriggio. È stato abolito il tempo pieno...

GEPPETTO: Ma chi te l'ha detto?

PINOCCHIO: Lucignolo, l'ho incontrato in una piazza piena di gente, sai babbo, c'erano anche tanti bambini. Loro, grullini, protestavano. Ma io ero così contento: pensa babbo, tutti i pomeriggi liberi.

GEPPETTO: Ma non è vero Pinocchio. Lo scorso anno lì dove vai tu, alla Collodi, si facevano 40 ore a settimana. 27 erano obbligatorie, dieci erano per la mensa e tre per le materie facoltative. Ebbene il prossimo anno sarà la stessa identica cosa, 27+10+3...

PINOCCHIO: Oh babbo, guarda che ti sbagli: lo dicevano tutti, ma proprio tutti, il tempo pieno non c'è più.

GEPPETTO: Già come quella volta che il Gatto e la Volpe ti hanno fatto credere che se seminavi le monete d'oro nel Campo dei Miracoli sarebbe cresciuto un albero carico di soldi nuovi... Sai cosa cambia davvero nel tempo della tua scuola dal prossimo anno?

PINOCCHIO: Che mettono il teatro dei burattini con Mangiafuoco?

GEPPETTO: No, figliolo mio, il contrario. Se nelle ore facoltative è previsto il teatro dei burattini e io, invece, che sono tuo padre, preferisco farti studiare qualche altra materia che ti serve di più, magari risparmiando i soldini che devo pagare al Grillo Parlante per le ripetizioni a casa, ora lo posso fare. Insomma la tua famiglia ha più potere nel decidere del tuo tempo...

PINOCCHIO: Ma perché, lo paghi il Grillo Parlante?

GEPPETTO: Sì, questo Collodi non te l'aveva detto, ma è proprio così...

PINOCCHIO: Povero babbo... Ma allora dovrai pagarlo anche per l'inglese e l'informatica perché Lucignolo mi ha detto che il governo non ha dato i soldi alla scuola per queste nuove materie...

GEPPETTO: foto: l'on. Ferdinando AdornatoOddio, e ora come farò?

PINOCCHIO: Se vuoi vendo l'Abbecedario...

GRILLO PARLANTE: Chiedo scusa se mi intrometto, ma non voglio lucrare sulle bugie che raccontano a Pinocchio. Piuttosto, bambinetto, prendi penna e carta e segna questi numeri: 61, 170mila e 94.

PINOCCHI0: Cosa sono?

GRILLO PARLANTE: 61 è il numero del decreto del governo del 22 luglio 2003 che predispone l'insegnamento dell'inglese e dell'informatica fin dalla prima classe della scuola primaria.

GEPPETTO: E 170mila?

GRILLO PARLANTE: È il numero dei docenti che hanno partecipato a specifici corsi di formazione e si sono specializzati nell'utilizzo e nell'insegnamento delle nuove tecnologie informatiche. Infine 94...

PINOCCHIO: È il numero delle galline che quel brutto contadino mi accusava di aver rubato!

GEPPETTO: Zitto! A furia di andare a quelle manifestazioni con Lucignolo ti trasformerai di nuovo in asino.

GRILLO PARLANTE: Stai a sentire, Pinocchio: 94 (per cento) è il numero delle scuole nelle quali il governo ha già assicurato la copertura delle lezioni di inglese...

PINOCCHIO: Grillaccio, giuro che non ti tiro più il martello, tu però adesso devi ammettere che la stai sparando grossa. Tutti sanno che il governo non vuole più gli insegnanti. Il Gatto dice che hanno mandato via quelli che si occupavano dei bambini handicappati. E la Volpe che la scuola non assume più neanche un imprecario...

GEPPETTO: Precario, Pinocchio, precario...

GRILLO PARLANTE: Però imprecario è un bel neologismo: magari per definire quelli come Lucignolo che imprecano contro il governo più per abitudine che a ragion veduta.

PINOCCHIO: Vabbè, ma adesso rispondimi.

GRILLO PARLANTE: Allora riprendi penna e carta: nell'anno scolastico 2001-2002 gli insegnanti di sostegno all'handicap erano 74mila. Oggi sono più di 78mila. Quindi, 4500 in più. Per quel che riguarda i precari nel suo primo anno questo governo ne ha immessi in ruolo 63mila. Ed entro il prossimo anno ne assumerà altri I5mila. È chiaro?

GEPPETTO: Grillo, fammi prendere le parti di Pinocchio: ho sentito dire anch'io che il governo non investe tanti soldi per la scuola, che la riforma - com'è che si dice? - non ha «copertura finanziaria»...

GRILLO PARLANTE: Ehi, ma io mica parlo a nome del governo, io parlo a difesa della verità. Tra l'altro sono mesi che chiedo una verifica e nessuno mi dà retta...

GEPPETTO: Non fare il saccente: dicci piuttosto qual è la verità.

GRILLO PARLANTE: La verità, la verità è... che non ci sono molti soldi perché il Campo dei Miracoli non esiste. Eppure, per la scuola, fino al 2008 il governo ha già stanziato 8300 milioni di euro.

PINOCCHIO: 2008? Non vale, sono soldi di domani, non soldi di oggi!

GRILLO PARLANTE: Crì, crì, crì, guarda il tuo naso come cresce. Dal 2001 al 2004 sono già stati investiti 3500 milioni di euro...

PINOCCHIO: Grillino caro, per entrare al teatro dei burattini bastavano quattro soldi: per arrivare a tutti questi euro che dici quanto bisogna lavorare?

GEPPETTO: Te lo dico io, non bastano tutta la mia vita e quella di Mastro Ciliegia messe insieme. Ora torna da Lucignolo e digli che Collodi si sbagliava. Non è obbligatorio che rimanga un asino. Anche lui può tornare umano con un bel vestito nuovo, un berretto e un paio di scarpe. Basta che smetta di raccontare agli altri bambini le bugie che ha raccontato a te.